Travasare le piante d’appartamento: come, quando e perché affrontare il rinvaso

Travasare le piante

Travasare le piante coltivare in contenitore è una pratica fondamentale per garantirne la salute e la crescita a lungo termine. Si tratta però di un evento scioccante per le piante, in particolare alcune specie con radici particolarmente fragili, e va condotto seguendo poche e semplici regole.

Quando travasare le piante d’appartamento

Il “mondo” delle piante coltivate in vaso è limitato ai pochi etti di terriccio presenti nel vaso. Le radici non possono trovare risorse in profondità: tutte le sostanze nutritive necessarie devono essere presenti nel substrato di coltivazione e in una forma facilmente assimilabile dalle radici.

Anche un terriccio ben concimato, con il passare degli anni tende a perdere alcune delle sue proprietà fisiche. Come la salinità o la capacità di trattenere l’umidità per metterla a disposizione delle radici per lungo tempo. Perciò è importante sostituirlo completamente periodicamente.

Ci sono periodi particolarmente indicati per il trapianto, come l’autunno e l’inizio della primavera. Anche se dovremo prestare attenzione anche alle esigenze delle singole specie. Per esempio le Orchidee richiedono un substrato di coltivazione molto particolare, composto da torba e corteccia, che va sostituito più spesso. Anche Felci, Pothos e Filodendri richiedono trapianti frequenti. Al contrario le piante succulente e con crescita lenta possono attendere anche fino a 5 cinque anni: come i Cactus, la Zamioculcas zamiifolia, la Monstera deliciosa o le piante adulte. Anche l’anzianità della pianta va infatti considerata: quelle più giovani richiedono trapianti più frequenti con vasi sempre più grandi; col passare degli anni, oltre certe dimensioni, si può effettuare ogni 3/5 anni.

Ci sono però dei segnali che le piante ci inviano e che dobbiamo essere bravi a cogliere. Tutti fattori che indicano l’esigenza di un cambio di vaso. In particolare:

  • quando il terriccio è più vecchio di tre anni e si presenta troppo compatto o troppo secco e incapace di trattenere l’acqua quando irrighiamo.
  • Quando la pianta non cresce, nonostante un corretto piano di concimazione. Potrebbe essere un segno della mancanza di spazio per l’espansione delle radici.
  • Quando la pianta cresce troppo in altezza rispetto al vaso e diventa instabile. Dovremo sostituire il vaso con uno capiente per ricreare un equilibrio armonico della pianta.
  • Quando le radici fuoriescono dai fori di drenaggio. È un segnale di mancanza di spazio ed è opportuno procedere a un travaso in un contenitore più grande del precedente.

Come scegliere il vaso

Quando affrontiamo un travaso è bene scegliere un contenitore leggermente più grande del precedente: senza esagerare, 5 cm in più di diametro in più sono più che sufficienti.

Usiamo sempre vasi con fori di drenaggio sul fondo, utili per far fuoriuscire l’acqua in eccesso.

Terracotta o plastica? Ci sono vantaggi e svantaggi. Il cotto è più traspirante e l’apparato radicale è meno esposto a malattie fungine; la plastica è meno traspirante e in estate trattiene meglio l’umidità in favore delle radici. La plastica è leggera e infrangibile, il cotto è più elegante e richiama la natura. Vanno bene entrambi, scegliete in base al vostro gusto.

Come travasare le piante d’appartamento

Per travasare le piante in vaso avremo bisogno di:

  • cesoie ben affilate e disinfettate, per potare le radici e le parti secche delle piante,
  • un annaffiatoio, per irrigare abbondantemente le piante al termine del trapianto,
  • un paio di guanti adatti, per proteggerci da spine e altri oggetti,
  • un telo di platica per raccogliere il terriccio che inevitabilmente cadrà durante il travaso
  • naturalmente il terriccio fresco e i vasi

Talvolta il “pane” di terra aderisce perfettamente al vaso e non è facile estrarlo. Vi suggeriamo di irrigare bene la pianta 30 minuti prima di procedere al rinvaso: il terriccio sarà più morbido e opporrà meno resistenza.

Capovolgiamo i vasi più grandi e cerchiamo di far scivolare la pianta e il vecchio terriccio. Con le dita rompiamo le zolle più coriacee vicino alle radici, con l’obiettivo di staccare la maggior parte del vecchio terriccio superficiale vicino alle radici.

Il momento del travaso è utile anche per ispezionare l’apparato radicale della pianta. Per controllarne lo stato di salute e la presenza eventuale di uova e insetti. Se notiamo delle radici secche, rotte o con marciumi possiamo tagliarle con le cesoie. In questa fase maneggiamo le piante con cura: alcune specie hanno radici molto fragili e potrebbero spezzarsi.

Stendiamo sul fondo uno strato di materiale inerte, come argilla o ghiaia, e posizioniamo la pianta al centro. Quindi riempiamo delicatamente con il terriccio fresco tutta la circonferenza fino al riempimento del vaso. Controlliamo che il colletto della pianta sia alla stessa altezza precedente. Usiamo sempre terricci specifici per il tipo di piante che andiamo a coltivare.

Il momento del trapianto è ideale per integrare nel substrato un bioattivante a lenta cessione, che fornirà le sostanze nutritive e stimolerà il rapido attecchimento delle radici.

Per assicurare una riserva d’acqua alle piante, possiamo miscelare nel terriccio dei cristalli d’acqua a lento rilascio. È un polimero di recente concezione che rilascia l’umidità al terriccio in modo graduale, riducendo le frequenze di annaffiatura e l’acqua utilizzata, e garantendo alle piante una riserva idrica sempre disponibile. Possiamo usarlo quando andiamo in vacanza, quando non possiamo irrigare le piante per alcuni giorni, ma può essere sfruttato per tutto l’anno come “riserva d’acqua” aggiuntiva per prevenire choc idrici.

Al termine del trapianto, pressiamo delicatamente per far uscire eventuali bolle d’aria e irrighiamo abbondantemente, in tutte le parti del terriccio, finché l’acqua esce dai fori di drenaggio. Prima di effettuare la prossima irrigazione, attendiamo che il terriccio risulti asciutto al tatto.

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