Come coltivare il Bergamotto: un Agrume fuori dal comune

Possiamo coltivare il Bergamotto in alternativa al classico Limone ornamentale per apprezzare pienamente un albero che ci regala frutti piacevolissimi e di ampio uso.

Il Bergamotto (Citrus bergamia) è un albero da frutto della famiglia degli Agrumi e nasce dall’unione tra Limone e Arancio amaro. Si presenta con una buccia liscia di colore giallo intenso e si può paragonare, per i colori e il gusto amarognolo al Pompelmo, di cui però non raggiunge le stesse grandezze.

Il Bergamotto è una pianta sempreverde che fiorisce due volte l’anno. In primavera vedremo le infiorescenze bianche molto profumate che diventeranno frutti in autunno a partire da ottobre. Verso il mese di novembre inizia una seconda fioritura che porterà i frutti in primavera. La raccolta inizia infatti a ottobre e finisce verso marzo.

Il modo migliore per apprezzarlo è impiegarlo nella preparazione di marmellate, dolciumi, liquori, spremute o granite.

Usato come olio essenziale, possiamo beneficiare delle sue proprietà antibatteriche e sebo-regolatrici della pelle; anche nell’aromaterapia è un utile alleato in caso di depressione, stress o insonnia.

Dove coltivare il Bergamotto

Se viviamo in una zona a clima temperato e umido, con estati molto calde e primavere e autunni piovosi, otterremo un’ottima coltivazione di Bergamotto. Privilegiate sono quindi le regioni del sud Italia tra cui spicca per la grande produzione la Calabria.

Il Bergamotto sopporta temperature minime tra 1°C e 5°C. Perciò nelle regioni settentrionali dobbiamo coltivarlo in vaso sul terrazzo. Da ottobre ad aprile, quando le temperature scendono dovremo spostarlo in una serra fredda o un locale luminoso ma non riscaldato. Con la coltivazione in vaso ovviamente ci dovremo accontentare di un numero inferiore di frutti prodotti.

In ogni caso durante la primavera e l’estate scegliamo una posizione esposta direttamente ai raggi solari, per ottenere copiose fioriture.

Come coltivare il Bergamotto

Per coltivare il Bergamotto in giardino dovremo creare una buca con profondità e dimensioni doppie rispetto al vaso in cui è contenuta la pianta. Se invece vogliamo coltivare il Bergamotto in vaso, scegliamo un contenitore abbastanza capiente e profondo: almeno 50×50 cm con un’altezza di 50 cm.

In entrambi casi integriamo nel terriccio una dose di bioattivante specifico per Agrumi. Si tratta di un formulato di nuova generazione, studiato per sostenere l’attività metabolica degli Agrumi e incrementarne le difese immunitarie verso le aggressioni fungine e gli attacchi parassitari. Inoltre contiene Ferro chelato per prevenire fenomeni di Clorosi. È un prodotto super-concentrato e in un vaso sono sufficienti 10 grammi. Il formato in perle lo fa sciogliere lentamente e nutre la pianta per 2/3 mesi.

Questo tipo di concimazione va reintegrata ogni circa 3 mesi, sia se coltiviamo la pianta in giardino o in vaso, in particolare nel periodo compreso tra marzo e novembre.

Nel periodo invernale è suggerito un trattamento con polvere di rame. Si diluisce in acqua e va applicata per via fogliare: il rame è un promotore della fotosintesi clorofilliana.

Se coltiviamo il Bergamotto in vaso è bene sostituire ogni 2/3 anni il terriccio superficiale con un nuovo substrato specifico per Agrumi.

Come irrigare il Bergamotto

Pianta tipica delle regioni meridionali, di cui la Calabria detiene il primato mondiale di coltivazione, il Bergamotto si dimostra ben resistente alla siccità, ma se vogliono assicurargli una crescita sana e robusta dobbiamo programmare irrigazioni regolari in primavera e soprattutto in estate in mancanza di precipitazioni. Riduciamo le irrigazioni nei mesi dall’autunno all’inverno, controllando però che il terreno resti umido senza essere fradicio.

Evitiamo di lasciare acqua stagnante nel sottovaso.

I nemici naturali del Bergamotto

Un po’ come tutti gli Agrumi, anche il Bergamotto può essere soggetto ad attacchi da parte di insetti parassiti, come Afidi (detti pidocchi), Acari (ragnetti rossi), Aleurodidi (mosca bianca), Cocciniglie e larve di lepidotteri come per esempio le minatrici.

Per limitare la presenza di questi parassiti possiamo prevenire il loro arrivo creando un habitat sulle foglie inadatto per l’ovideposizione di questi insetti. L’Olio di Neem contiene un principio attivo chiamato Azadiractina che svolge un’azione fagorepellente rendendo immangiabili le foglie per i gusti degli insetti. Anche il Sapone Molle di Potassio svolge una funzione simile ed è inoltre indicato contro gli Afidi per togliere la sostanza appiccicosa (melata) rilasciata da questi insetti.

I trattamenti preventivi contro gli insetti parassiti vanno iniziati all’inizio della primavera e ripetuti ogni 15 giorni.

In caso di infestazioni, con uova, larve e insetti adulti, risultano efficaci dei trattamenti con olio bianco vegetale. Creano un film sopra gli insetti e agiscono per contatto provocando asfissia, soffocamento ed essicazione dei parassiti a corpo molle. L’asfissia è causata dall’ostruzione degli orifizi respiratori: impedendo la respirazione provocano la morte del parassita. L’essiccazione è invece causata per plasmolisi cellulare: l’olio, per la sua affinità con i lipidi, esercita un’azione lipofila sugli strati cerosi (grasso) della cuticola e sulle strutture cellulari degli insetti nei lori diversi stadi. Danneggiando la cuticola e la struttura cellulare in generale, causano la morte dell’insetto per disidratazione.

Contro le larve di Lepidotteri possiamo usare anche il Bacillus thuringiensis, un insetticida microbiologico ampiamente utilizzato nel mondo professionale, consentito in agricoltura biologica e oggi disponibile anche per gli hobbisti. Si tratta di un batterio presente nel terreno, quindi di origine naturale, che provoca l’intossicazione e la morte delle larve di alcuni Lepidotteri. In particolare il Bacillus produce delle spore e un cristallo proteico, tossico per gli insetti con un ambiente intestinale alcalino come le larve dei Lepidotteri. Colpisce in modo mirato soltanto le larve: non va quindi utilizzato né contro le uova né contro le farfalle adulte. Leggi questo articolo per approfondire la conoscenza del Bacillus thuringiensis!

Le malattie fungine del Bergamotto

Mentre gli insetti parassiti sono maggiormente attivi quando il clima è caldo e secco, al contrario le malattie fungine prosperano quando c’è molta umidità ambientale e le piogge sono frequenti.

L’Oidio, chiamato anche mal bianco o muffa bianca, si sviluppa sulle foglie in presenza di un clima molto umido e di scarsa ventilazione. Si riconoscere dalle spore bianche che coprono le foglie e inducono a necrosi impedendo la fotosintesi. Contro l’Oidio possiamo usare il Sodio idrogenocarbonato, una sostanza di base, quindi naturale e consentita in agricoltura biologica. Agisce sul micelio dei funghi provocandone lo scoppio e il disseccamento totale. Un’altra soluzione contro l’Oidio sono i prodotti a base di Zolfo.

Il Mal Secco degli Agrumi (Phoma tracheiphila) è un fungo che può svilupparsi sia sui rami, specialmente dalle ferite della potatura, sia sulle radici. Quando colpisce un ramo, le foglie tendono a ingiallire, partendo dalle nervature principali, fino a seccare e cadere. Il problema è che tende a diffondersi su tutta la pianta, quindi dobbiamo intervenire tempestivamente. Quando invece colpisce le radici spesso è letale poiché, essendo nascosto nel terreno, ci accorgiamo della sua presenza troppo tardi. Le spore del Mal Secco si sviluppano in presenza di umidità elevata e temperature comprese tra i 14°C e i 25°C. Il tardo autunno, da ottobre, e fino a febbraio è il periodo particolarmente a rischio per lo sviluppo di questa malattia. Contro il Mal Secco si usano tradizionalmente prodotti a base di Rame, come la poltiglia bordolese. I recenti divieti hanno limitato fortemente l’offerta agli hobbisti, ma possiamo ancora ricorrere al Rame Metallo.

Per difendere gli Agrumi dalle malattie fungine sono molto utili anche i fungicidi sistemici a base di Fosetil Alluminio. In particolare contro la Gommosi degli Agrumi (Phytophthora citrophthora): un fungo che si manifesta con un marciume nella zona del colletto che spesso contamina anche le radici.

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